L’ateo Jacques Testart, padre dei “bambini in provetta”, boccia la tecno-scienza

Biologo specializzato nella riproduzione umana e animale, ex direttore del noto laboratorio trans Inserm ed ex presidente della Commissione francese per lo sviluppo sostenibile, ateo e politicamente di sinistra, Jacques Testart è assurto a fama internazionale nel 1982 come padre del primo “bambino in provetta” ottenuto con la fecondazione in vitro.

Ancora oggi giudica quell’avvenimento un «importante risultato scientifico», ma non per questo è un fan delle manipolazioni dell’essere umano che da allora si susseguono a ritmo vorticoso. Né ciò gli ha impeditoJacques Testart, Faire des enfants demain, 2014 di denunciare in libri, articoli e interventi pubblici i pericoli sempre maggiori posti dalla deriva cui si autopone costantemente la cosiddetta “tecno-scienza”, presa da una sorta di colossale delirio di onnipotenza nel campo della salute e della riproduzione umane.

La “maternità surrogata” (cioè l’utero dato “in prestito” per gravidanze di feti ottenuti da inseminazioni in laboratorio) è infatti per lui solo una forma moderna di schiavitù, figlia del dogmatismo scientista che da tempo impera un po’ ovunque e nipote della vecchia controreligione del positivismo francese.  Testart lo afferma oggi ancora una volta con forza nel suo nuovo libro, Faire des enfants demain. Révolutions dans la procréation (Seuil, Parigi 2014), di cui illustra i contenuti alla redazione del periodico cattolico spagnolo Religión en libertad.

E all’intervistatore, che tra le molte cose gli chiede conto anche del suo costante riferirsi a pensatori cristiani come Ivan Illich e Jacques Ellul, Testart risponde: «A questo proposito, ripeto sempre a me stesso che uno non può mai prescindere dalla propria cultura. Io non ho ricevuto alcun tipo di educazione religiosa, ma appartengo comunque alla cultura giudeo-cristiana anche se non sono direttamente giudeo-cristiano». La verità, insomma, si impone sempre da sé, e quando una persona seria, anche se non credente, si trova, per i “casi” della vita, a combattere la buona battaglia dalla parte giusta, finisce sempre per trovarsi schierato su posizioni oggettivamente sempre e solo difese al meglio dalla cultura cristiana.

Sul sito de Il Timone il rimando all’intervista realizzata dal quotidiano online spagnolo Religión en libertad.

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